Due commodes di Giuseppe Maggiolini con tarsie da disegni di Girolamo Mantelli

Queste due commodes furono esposte alla mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini tenutasi a Palazzo Sormani Andreani (Museo di Milano) nel novembre-dicembre 1938. Facevano a quel tempo parte di una delle più importanti collezioni lombarde di mobili di Giuseppe Maggiolini, quella del Signor Enrico Restelli il quale, nel corso dei primi decenni del XX Secolo, aveva raccolto nella sua villa di Cuggiono, in Brianza, una cospicuo numero di opere di Giuseppe Maggiolini al tempo studiate da Giorgio Nicodemi, direttore delle Raccolte d’Arte del Comune di Milano e da Giuseppe Morazzoni.  Restelli contribuì con numerose opere alla Mostra commemorativa del bicentenario della nascita dell’ebanista tenutasi a Palazzo Sormani nel novembre – dicembre 1938. Sono infatti ben otto le opere provenienti dalla sua collezione presenti in catalogo (nn. 40, 48, 64, 67, 96, 108, 112-113) tra cui la coppia di commodes di cui si scrive (96). Alla sua morte il gruppo fu diviso tra gli eredi, senza che nessuno dei mobili transitasse sul mercato antiquario.

L’esecuzione da parte di Giuseppe Maggiolini è ben documentata in due disegni acquerellati  ancora conservati nel Fondo dei disegni di bottega. Si tratta delle raffigurazioni allegoriche la primavera (R.M. Inv. C 74) e l’estate (R.M.Inv. C.79), firmate Girolamo Mantelli. Come hanno scritto Giuseppe Beretti e Alvar Gonzàlez-Palacios, “presentano il gusto per il bucolico e il neoclassico che richiama le idee di Angelica Kauffmann”[1]. Girolamo Mantelli è pittore milanese poco noto, attivo soprattutto come incisore e stretto collaboratore di Giuseppe Maggiolini al quale fornisce alcuni disegni per tarsie. Sue sono le belle incisioni del volume, edito nel 1785, Raccolta di disegni incisi da Girolamo Mantelli di Canobio sugli originali esistenti nella Biblioteca Ambrosiana di mano di Leonardo da Vinci e dei suoi scolari lombardi.  A Mantelli spetta anche l’invenzione e l’incisione del cartiglio che Maggiolini in qualche raro caso applicò sui suoi mobili come firma[2]. Due putti sono intenti a copiare su una tavola di legno una veduta architettonica dipinta; invenzione che riecheggia nei modi il frontespizio del volume dei disegni leonardeschi del 1785.

Commode Maggiolini

Giuseppe Maggiolini, Commode (di una coppia), 1805 ca. Collezione privata

Si tratta di due mobili particolari rispetto alla consueta produzione di Giuseppe Maggiolini. Pur presentando la struttura architettonica – i piedi torniti e scanalati, il sottile cassetto nel sotto piano e l’anta apribile che cela i grandi cassetti interni – sono caratterizzati da un rigore ornamentale e un carattere austero del tutto inconsueto. L’intera superficie è impiallacciata con un oscuro palissandro posato curando attentamente e la disposizione delle venature secondo un preciso schema decorativo. Vi spiccano i luminosi intarsi: la forte greca, i rosoni al centro dei fianchi e soprattutto i due camei ovali al centro delle ante con la primavera – Flora seduta e poggiante sul cippo di un vaso regge un ricco festone di fiori –  e l’estate – Pomona seduta stringe una cornucopia dalla quale fuoriescono frutti e in una mano tre spighe di grano. Questo rigore è tuttavia sapientemente ingentilito da Maggiolini con l’intarsio, delicato come un merletto finemente ricamato, del fregio in acero su un fondo di amaranto che incornicia i tableaux frontali e le riserve dei fianchi. La qualità tecnica degli intarsi su disegni di Mantelli pone questi mobili in relazione con le opere che Maggiolini eseguì per la corte napoleonica; in particolar modo le due commodes per la camera da letto dell’imperatore[3] – eseguite su commissione di Francesco Melzi d’Eril nel 1804 – e una  grande  commode, con tarsie su disegni di Andrea Appiani  in collezione privata (Milano, Finarte, 12 aprile 1989, lotto 361)[4].

Una datazione ai  primissimi anni dell’Ottocento, che vedono a Milano l’incoronazione di Napoleone e lo stabilirsi della corte imperiale, è perfettamente calzante per i mobili in questione nei quali Maggiolini coniuga la delicatezza dei suoi più consueti intarsi Louis XVI con il nuovo gusto per il mobile Impero, austero e quasi marziale.

[1] G.Beretti, A.Gonzàlez-Palacios, Giuseppe Maggiolini. Catalogo ragionato dei disegni, Milano, In limine, 2014, p. 265  [2] A questo proposito si veda: G.Beretti, A.Gonzàlez-Palacios, Op.cit., 2014, p. 238 e sg. [3] G.Beretti, Giuseppe Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano, Malavasi, 1994, p. 172 e sgg. [4] G.Beretti, Op.cit., 1994, p.203 e sgg.

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