Cesare Beccaria, Giuseppe Maggiolini e il premio della Società Patriottica del 1788

E’ don Giacomo Antonio Mezzanzanica[1] a informarci che Giuseppe Maggiolini nel corso del 1788 ricevette in premio una medaglia d’oro del valore di Cinquanta zecchini dagli “accademici che dirigevano la Società Patriottica”, istituzione voluta da Maria Teresa per sostenere e premiare le attività modello dell’agricoltura, dell’industria e del commercio della Lombardia asburgica. Egli riporta a questo proposito il brano della “Gazzetta di Milano” del 29 dicembre di quell’anno in cui se ne diede notizia:

“Per sempre più animare le arti e le industrie nazionali, questa società Patriottica, per insinuazione ancora dell’I.R. Governo, ha concesso al signor Maggiolini di Parabiago, intarsiatore in legno di S.A.R., il premio d’una medaglia d’oro del valore di 50 zecchini, per essersi egli reso utile e benemerito, avendo fatto risorgere quest’arte, che in Italia era quasi estinta e abbandonata, e per averle aggiunto non poco di perfezione si nel gusto, che nella solidità de’ suoi lavori, a cui non giunsero gli antichi stessi […]. Quindi a giusto titolo vien riguardato dagli intelligenti come uno dei più eccellenti artefici di quest’arte, e meritatamente acquistassi questo premio che lo distingue”.[2]

Don Mezzanzanica ci informa anche che per convincere la giuria della propria abilità Maggiolini mostrò “agli accademici” un quadro rappresentante due genii alati in figura nuda, intiera, alti circa cinquanta centimetri, o poco meno […] L’uno di questi due genii tiensi stretto all’altro con una mano, e coll’altra gli pone una corona di fiori sul capo”[3].

Giuseppe Maggiolini. Due amorini, 1788. Collezione privata

L’anziano prete non conosceva l’opera ma il disegno preparatorio conservato nel Fondo dei disegni di bottega, all’epoca nelle sue mani, che egli attribuisce alla mano di Carlo Cantaluppi.  Nel 1986 il quadro, conservato in una collezione privata, è stato reso noto agli studi da Alvar Gonzàlez-Palacios; il disegno di cui parla Mezzanzanica è ancora tra le carte del Fondo Maggiolini  (R.M. Coll. C. 154)entrato a far parte nel 1882 delle Raccolte d’Arte del Comune di Milano. Si tratta di una derivazione di bottega, forse proprio di Carlo Cantaluppi, di uno dei quattro disegni messi a punto da Andrea Appiani per le tarsie dei fianchi delle commodes che Maggiolini eseguì nel 1789 in occasione delle nozze tra Luigia Serbelloni e il marchese Lodovico Busca Arconati Visconti[4].

Solo di recente ho ritrovato, presso l’Archivio di Stato di Milano, un incartamento tra l’Imperial Regio Consiglio di Governo, che delibera il riconoscimento all’ebanista delle LL.AA.RR, e la Società Patriottica, formalmente incaricata del conferimento del premio, consistente in una medaglia d’oro del valore di Cinquanta zecchini proveniente da “Fondo del Commercio”. La pratica (Fondo Commercio parte antica, Atti di Governo, Premi, Pezzo 227) fornisce alcune informazioni utili per la storiografia maggioliniana e riserva una sorpresa: il relatore che propose questo riconoscimento nel corso della sessione del Consiglio di Governo del 9 settembre 1788, fu “il Sig. Consigliere M.se Cesare Beccaria”. Beccaria, dal 1786 a capo del Terzo Dipartimento del Consiglio di Governo, raccoglie un “ricorso di Giuseppe Maggiolini con cui si implora qualche superiore contemplazione” (non incluso nel fascicolo) e appronta l’atto “N°1691” del  “Dip.[artimen]to III  Manifatture” intitolato “Maggiolini Giuseppe” di cui il fascicolo conserva la minuta autografa dello stesso Beccaria.

La relazione, inoltrata l’11 settembre 1788 alla Società Patriottica, fornisce alcune utili  informazioni. La prima è che a quella data la bottega di Maggiolini è attiva da trent’anni. Si tratta in questo caso di una conferma poiché la prima opera oggi nota agli studi che egli firma, un tavolo da gioco in collezione privata, porta appunto la data “ 2 ottobre 1758”[5].

La seconda e più importante informazione, per la quale si avevano solo indizi, riguarda il fatto che la bottega di Parabiago rappresentò anche una vera e propria scuola nell’arte della tarsia lignea. Si specifica nella relazione che furono “venti e più persone” quelle che Maggiolini formò nel corso di trent’anni di attività. Si tratta evidentemente di quegli intarsiatori, già collaboratori di Maggiolini, le cui opere sono spesso state ritenute, dalla storiografia novecentesca, come opere di Giuseppe Maggiolini e che solo di recente si è cominciato a ricondurre, su base stilistica, agli imitatori; agli allievi si deve oggi dire dopo il ritrovamento di questo documento. Infine la relazione del consigliere Beccaria informa come fossero numerose le opere che, a quella data, Maggiolini aveva eseguito per committenti al di fuori dei confini del Ducato, e dunque sottoposte a tassazione daziaria. La più celebre di queste, ancora oggi ricordata nonostante se ne siano perdute le tracce, è la magnifica commode eseguita nel 1784 per il marchese Domenico Serra di Genova. Di essa abbiamo però una precisa immagine attraverso il cartone preparatorio ancora conservato nel Fondo dei disegni di Bottega (R.M. Coll. F. 43 verso) e una fotografia del 1874 recentemente ritrovata da Francesca Tasso presso la Civica Biblioteca D’arte di Milano (Album D.8)[6].

In tutta la pratica ritrovata non si accenna al quadro che secondo Mezzanzanica “Maggiolini stimò dovere far osservare agli accademici, che dirigevano la Società Patriottica.” Forse l’opera fu presentata in occasione del conferimento del premio presso il Palazzo di Brera, dove la Società aveva sede, entro la fine dell’anno – l’articolo della “Gazzetta di Milano” è del 29 dicembre 1788.

[1] G.A.Mezzanzanica, Genio e Lavoro. Biografia e breve storia delle principali opere dei celebri intarsiatori  Giuseppe e Carlo Francesco  Maggiolini di Parabiago, Milano, Giacomo Agnelli, 1878  [2] G.A. Mezzanzanica, Op.cit., p. 38  [3] Ibidem  [4] G.Beretti, Le commodes per la “sposa Busca” nel 1789, in: Maggiolini al Fuorisalone (catalogo della mostra), Milano, 2015, Tav.10  [5] G.Beretti, Il mobile dei Lumi. Milano nell’età di Giuseppe Maggiolini (1758-1778), Milano, 2010, p.53 e sgg. [6] G.Beretti, La commode Serra del 1784, in: Maggiolini al Fuorisalone (catalogo della mostra), Milano, 2015, Tav.7

 

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