De Polli, de Marchi, da Vailate, del Majno: i due cori della Certosa di Pavia

Attorno al 1490 le attenzioni di Lodovico il Moro per la Certosa sono costanti, l’intento politico è quello di annodare stretti i nodi della discendenza con Gian Galeazzo Visconti, fondatore del complesso monastico nelle campagne prossime a Pavia. La prova dell’interessamento diretto di Lodovico è in una lettera, riportata dal Beltrami, del 12 giugno 1491 indirizzata a Isabella d’Este:

Essendo andato questi dì a la certosa qui, el qual loco la S.V. ha veduto, et parendomi che’l coro non fosse secundo la decentia del resto de lo hedificio, gli ritornai mo heri l’altro, et lo feci ruinare, designandolo come haveva ad stare.

Uomo d’armi spietato, non volle smentire la sua fama agli occhi della bella e colta Isabella nemmeno a proposito delle cose d’arte, descrivendo l’episodio nei termini d’una scaramuccia sul campo di battaglia da lui dominata. In tal senso il brano non è passato inosservato, almeno alla storiografia novecentesca; partendo da Luca Beltrami. Ma andiamo con ordine.

Le prime notizie documentarie riguardanti la più consistente opera lignea della Certosa risalgono a un lustro prima di questa visita. Datato 22 agosto 1486 è un rogito del notaio Gabba, di Pavia, tra il “Magistro Bartholomeo Polli di Modena, figlio del fu Andrea, magistra di legname, detto della Pola” che riceve 25 ducati d’oro dal Sindaco dei monaci per il progetto del coro e per la realizzazione, entro quattro mesi, di una cornice (ancona) intagliata. Il Maestro non è nuovo nel cantiere, dove rimarrà per lunghi anni il principale responsabile delle opere lignee. Dell’anno successivo, in data 28 aprile, è la stipula del contratto, davanti allo stesso notaio di Pavia, per l’esecuzione del coro dei monaci e di quello dei conversi. Un anno dopo ancora (1488) il maestro trasferisce abitazione e laboratorio in una proprietà dei monaci nelle vicinanze del cantiere. A suo fianco è, già in questi anni, almeno un collaboratore di nome Pietro da Vailate. I lavori procedono sino al giugno 1491 quando, verosimilmente, il coro è imbastito nella sua struttura architettonica e nell’ornamentazione.

coro certosa di pavia dettaglio

Pantaleone de Marchi, uno dei dossali del coro dei monaci. Il profeta Geremia. 1492-1498

E’ a questo punto, stando alla lettera citata dal Beltrami, che si verifica la visita di Lodovico il Moro che dovette comportare, al di la dai toni facinorosi della lettera, un ponderato ripensamento dell’intera opera che probabilmente venne in parte smontata e rivista. Forse contrariato, ma i termini della questione non sono chiari, il 12 gennaio del 1492 i certosini supplicano Lodovico il Moro perché impedisca al de Polli, che ancora è uno degli artigiani del legno più attivi non solo nel coro, di abbandonare il cantiere nei riguardi del quale è debitore di oltre 1000 lire che già ha avuto come anticipo sui lavori in corso. Lodovico fa arrestare il de Polli, questo almeno riportano alcune fonti, perché non si sottragga ai propri obblighi nei riguardi dei certosini e del loro agognato coro. Pochi mesi dopo, nel marzo 1492, per fare il punto di questa lunga e intricata questione, il Priore dei Certosini incarica Magistro Cristoforo de’ Rocchi, architetto del Duomo di Pavia, e Magistro Giacomo dei Crocefissi di stimare il lavoro fino ad ora eseguito dal de Polli. Per completare l’opera secondo nuove direttive, viene a chiamato alla Certosa l’intarsiatore Pantaleone de Marchi figlio “del fu Magistro Comino” che si impegna a realizzare i dodici apostoli e altre figure “ben lavorate, polite ed ordinate, di buona tarsia e non dipinte, da porre nelle spalliere del coro”. Lo farà secondo i disegni che i monaci provvederanno a fornirgli. Per ognuna sarà pagato 36 lire, il legname sarà fornito dal monastero. Tradizione vuole che i disegni siano da ricondurre ad Ambrogio da Fossano, detto Bergognone. La cosa è  verosimile, visto il ruolo svolto, in quegli anni dal pittore nel cantiere,  e lo è anche stilisticamente se si confrontano i personaggi delle tarsie con quelli visibili nei dipinti e negli affreschi che Bergognone e aiuti eseguono per il cantiere. Pochi anni dopo, nel 1495 accanto al de Polli e al de Marchi è attivo ancora quel Pietro da Vailate, che avevamo visto già nel 1487 all’inizio dei lavori del coro, che ora viene definito “Maestro”. Si impegna ad eseguire “le spalliere di prospettiva con figure diverse” con sfondi di prospettive architettoniche e paesaggi.  Nel 1498 il coro dei Monaci è finalmente completato.

Si tratta ora di completare quello dei Conversi, intrapreso anch’esso dal de Polli già nel 1487. Il 13 novembre 1498 de Polli si impegna davanti al notaio a portarlo a termine entro tre anni. La struttura sarà completata entro il 1502 quando i certosini incaricano Giacomo del Majno per le tarsie prospettiche delle quarantasei sedie. Il tempo stabilito per queste opere, alle quali il maestro vi lavorerà assieme al figlio Giovanni Angelo (che il caso di morte del genitore ha il diritto di subentrare nel lavoro) è di due anni. Ogni sedile verrà pagato 15 ducati aurei. A loro fianco è attivo ancora Pantaleone de Marchi – il quale lasciò l’iscrizione: “hoc est de Marchis Pantaleonis opus” – che si occupò delle tarsie non più imbrigliate nella griglia prospettico-architettonica almeno vent’anni prima di quelle che Francesco Capoferri e Lorenzo Lotto appronteranno, nel corso del secondo decennio del ‘500, per il coro della Basilica di santa Maria Maggiore a Bergamo. Non si hanno notizie più precise su quest’opera, destinata ad andare perduta dopo il 1782 quando, con la soppressione dell’ordine dei certosini da parte di Giuseppe II, il coro fu smontato e parte dei pannelli impiegati per la biblioteca del ministro plenipotenziario della Lombardia conte Wilczech. Ne abbiamo notizia sempre dal Beltrami. Alcuni pannelli, dalla critica attribuiti al de Marchi caratterizzati da tarsie narrative con figure e paesaggi senza griglie prospettiche,  sono oggi a Berlino,  al Museo Bode.

 

Bibliografia

L. Beltrami, La Certosa di Pavia, Milano, Hoepli, 1924, p. 75 e sgg; p. 126

Web:

Museo della Certosa di Pavia 

 

You must be logged in to post a comment