Il serraglio di pietra

La gran parte delle migliaia di visitatori  che giornalmente visitano i Musei vaticani alla frenetica ricerca dei più famosi capolavori che vi sono conservati,  passano obbligatoriamente per una galleria affiancata da due ampie stanze che costituiscono una sorta d’Arca  – in stile neoclassico – affollata di animali scolpiti in pietre antiche e preziose. Pochi sono quelli che si fermano ad osservarla, i più la ignorano; nulla di strano la Stanza degli animali,  questo il nome di quest’Arca,  non è la Cappella Sistina e nemmeno le Stanze della segnatura.  E’ un gioiello delle arti della decorazione del Settecento e della storia del collezionismo – o forse, più precisamente, delle museografia.

A questo gioiello è dedicata l’ultima fatica Alvar Gonzàlez-Palacios, edita per i tipi delle Edizioni Musei vaticani, intitolata Il serraglio di pietra.  L’argomento calza perfettamente alle ricerche, all’eleganza intellettuale e al gusto sofisticato dell’autore, connoisseur delle Arti decorative romane del XVIII Secolo,  della scultura  e del collezionismo antiquario che improntò questa Stanza nell’ultimo spicchio di Settecento alla corte papale dell’età dei Lumi. Cominciata sotto il pontificato di Clemente XIV fu il suo successore (già suo tesoriere) Pio VI, a portare avanti, dal 1782, quest’impresa che vide il coinvolgimento dei grandi mercanti di antichità del tempo, Gavin Hamilton (1723-1798) e Thomas Jenkins (1722-1798), sotto la supervisione, oggi diremmo scientifica, dei Prefetti delle antichità Giovanni Battista (1722-1784) e suo figlio Ennio Quirino (1751-1818) Visconti.  Per far spazio a questo nuovo ambiente fu persino demolita, al tempo senza troppi rimpianti, la cappella di San Giovanni Battista del Mantegna.  L’architetto fu il modesto Michelangelo Simonetti che allestì gli spazi, non gloriosi, che avrebbero accolto, attorno ai grandi marmi de Il Tevere e Il Nilo, quest’arca di  animali riemersi dagli scavi dell’Urbe.  Lacerti di sculture antiche rappresentanti animali, animali selvaggi, animali  fantastici scolpiti nei marmi più belli e più rari provenienti dagli immensi domini della Roma antica, furono acquistati sul mercato antiquario e restaurati in gran parte da uno scultore poco noto ai non addetti ai lavori di nome Francesco Antonio Franzoni (1734-1818), già allievo e assistente di Piranesi,  al tempo di quest’impresa “capo dei restauratori del Museo”.  Secondo l’uso del tempo furono da quest’ultimo – ma in alcuni casi anche da Bartolomeo Cavaceppi, Carlo Albacini, Vincenzo Pacetti e dal più bravo di tutti ma meno noto Gaspare Sibilla – restaurati, ossia completati con una libertà e una fantasia che andava di pari passo con una straordinaria abilità tecnica che rende difficile riconosce ciò che in ogni opera vi è di epoca romana e quanto di inventato dagli scultori della Roma settecentesca. La Stanza ormai completa prima del 1797 comprendeva poco meno di duecento  sculture. Come il resto delle collezioni vaticane, fu saccheggiata dalle requisizioni imposte con il trattato di Tolentino (1797) da Napoleone, bramoso di opere da inviare in patria destinate al Louvre.  Pio VI morì nel 1799, dopo aver assistito alla spoliazione delle collezioni vaticane. Bisognerà attendere il 1816 per vedere il ritorno nella Sala – anche per merito di Antonio Canova e Berthel Thorvaldsen – di gran parte degli animali spediti da Napoleone a Parigi.  Non ritornarono le due sculture più importanti,  visibili nelle più antiche incisioni della Stanza di Vincenzo Feoli, Jacques Sablet e Giovanni Volpato,  Il Tevere  – che rimase al Louvre – e Il Nilo  – che rientrato a Roma trovò una diversa collocazione in Museo.

Il libro ricostruisce con grande precisione, seguendo la ricca documentazione ancora conservata presso gli archivi vaticani, il farsi di quest’opera: la volontà della corte papale,  il contesto mercantile e artistico che la rese possibile. La puntuale trascrizione e analisi dei documenti  diventa, nella scrittura di Gonzàlez-Palacios, lettura piacevole.  Di ogni opera antica che fu comprata per essere inserita nella Stanza il libro riassume con chiarezza la storia della sua scoperta, dell’acquisto, del restauro e del suo inserimento in questo particolare insieme di cui, ancora oggi, il visitatore attento dei Musei vaticani può godere.

Alvar Gonzàlez-Palacios, Il serraglio di pietra. La sala degli animali in Vaticano, Edizione Musei Vaticani, 2013, 314 pagine, € 75,00 ISBN 978-88-8271-218-1

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