GIUSEPPE BERETTI

IL MOBILE DEI LUMI

Milano nell'età di Giuseppe Maggiolini Vol I (1758-1778)


500 pagine, 270 immagini in b/n e 16 tavole a colori fuori testo
Rilegatura in tela con sopracoperta, cm. 16x24
ISBN 88-901719-2-8
Euro 120



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Il volume è la prima parte di una ricerca sulla storia del mobile e della decorazione neoclassica milanese dall'epoca del riformismo teresiano a quella dell'impero napoleonico. Due date, 1758-1814, ne fissano i limiti. Il 1758 è l'anno in cui Giuseppe Maggiolini, di quella stagione il protagonista ancora oggi ricordato con immediatezza, firma la sua opera prima. Il 1814 è anche l'anno in cui si conclude l'epopea napoleonica, Milano diventa una provincia dell'impero asburgico e Giuseppe Maggiolini muore. 
Per mezzo secolo a Milano fabbricare, decorare e arredare, fu attività della massima importanza che coinvolse direttamente principi, imperatori, ministri, governatori e vicerè; la nobiltà appena arricchita, il patriziato di più antico lignaggio e la nuova classe borghese. Intellettuali, poeti, artisti, e tutte le migliori menti presenti in città, sono coinvolte in questa spasmodica ricerca del bello destinato alla vita quotidiana. L'imperatrice Maria Teresa si occupa personalmente da Vienna dell'arredamento della Corte milanese del figlio Ferdinando che, nell'affacciarsi sulla scena della grande società europea, diede vita ad una peculiare piega della storia del gusto in cui l'esuberante Rococò, il mai sopito interesse per la tradizione ornamentale cinquecentesca, il dominante gusto parigino e il rinnovato interesse per l'antico si fondo per dare origine a quella che fu chiamata in città "la Nuova Maniera d'ornare". Ne furono protagonisti Giuseppe Maggiolini, Giocondo Albertolli, Andrea Appiani, Giuseppe Levati, Agostino Gerli e un gran numero di comprimari. Fu una Maniera caratterizzata da una grazia sconosciuta alle corti dove le ragioni del prestigio dinastico imponevano alla decorazione il tono della declamazione e del fasto. I migliori interni di questa stagione uscirono con una magnificenza ben temperata da un gusto sopraffino e misurato che, ancora molti anni dopo, avrebbe incantato Stendhal nel suo soggiorno milanese nel 1817. 
Quel sogno di una bellezza dei luoghi del vivere propizia alla ricerca illuministica della felicità dell'uomo, fu affidato alla tela, alla carta, al legno, al gesso, alla sottile foglia d'oro, tutti materiali purtroppo poco adatti a reggere l'urto del tempo e le vicende degli uomini. Di quella straordinaria stagione rimangono in città numerosissime tracce, splendidi brandelli di un'assieme corale perduto che il libro pazientemente ricostruisce, colmando un vuoto bibliografico e permettendo al lettore di poter approfondire uno dei migliori capitoli della storia delle arti decorative europee del secolo dei Lumi. 


GIUSEPPE BERETTI, storico delle arti decorative, è noto per i suoi contributi alla storia del mobile lombardo settecentesco: i suoi studi più recenti ne fanno un punto di riferimento per chiunque si interessi a questa materia. Restauratore di mobili, con una lunga esperienza sul mobile neoclassico italiano, affianca, ad una approfondita conoscenza delle tecniche e dei materiali, l'accurato esame delle carte e dei documenti dell'epoca, fornendoci così un panorama esaustivo e puntuale dell'affascinante produzione d'arredo e della decorazione di quel periodo. È consulente per studi, ricerche ed opinioni delle maggiore case d'aste nazionali e internazionali. 
È autore di varie monografie tra cui: Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, l'officina del Neoclassicismo (1994), Laboratorio, contributi alla storia del mobile milanese e, nello stesso anno (2005), La magnificenza del banchiere
Ha curato la mostra Capolavori dell'ebanisteria Neoclassica (1994), dedicata al mobile neoclassico di Giuseppe Maggiolini e, nel 2000, Gli splendori del bronzo presso la Fondazione Accorsi di Torino. 
Suoi interventi sono apparsi in varie riviste e periodici specializzati tra cui "Rassegna di studi e notizie delle Civiche Raccolte d'Arte milanesi" e "Antologia di belle arti".

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