Bononi “grande e primario”

“Bisogna riconoscerlo come una delle menti più raffinate del suo tempo” scrisse Jakob Burckhardt nel 1855 dopo aver visitato la chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara, tempio della maestosa pittura di Carlo Bononi (1580ca.- 1638). Secondo Luigi Lanzi, che a Bononi dedicò alcune pagine della sua Storia pittorica dell’Italia (1796), “quando “Guercino da Cento si trasferiva a Ferrara, vi spendea delle ore, affissato con tutto l’animo nel solo Bonone”, rimanendone “esaltato fino a competenza del Correggio e de’ Carracci.”  Guido Reni, chiamato nel 1639, a completare un’opera lasciata incompiuta da Bononi alla sua morte, scriveva al committente Ferrante Trotti: “niente di meno del suo fare era grande e primario”.

Quarantaquattro dipinti – che comprendono illustri opere di confronto di Guido Reni, Carlo Saraceni, Giovanni Lanfranco, Guercino, Ludovico Carracci, Scarsellino – permettono di ripercorrere efficacemente la carriera di questo sommo pittore, fino ad oggi poco noto ai non addetti ai lavori della pittura emiliana del Seicento, amato da Roberto Longhi  – che lo affidò agli studi giovanili di Andrea Emiliani approdati alla monografia del 1962 – per il quale rappresentava l’atto finale dell’Officina ferrarese. La mostra, curata da Giovanni Sassu e Francesca Cappelletti, ben ricostruisce l’opera di questo artista profondamente radicato nella tradizione ferrarese, ma carraccesco, a tratti caravaggesco – grazie a un lungo soggiorno romano. Numerose le pale d’altare, grandi dipinti già ben noti alla critica ma difficili da vedere riuniti, alcuni inediti di autografia certa in collezioni private – vero capolavoro il Genio delle Arti della collezione Lauro – e qualche suggerimenti per la ricerca del Bononi “in piccolo” che rimane, ci sembra, un capitolo ancora da scrivere destinato a riservare non poche sorprese. Non manca un accenno in mostra alla grafica bononiana, con qualche disegno e una nota in catalogo di Erich Schleiser. La mostra trova l’ideale completamento, non poteva essere altrimenti, con la visita di Santa Maria in Vado dove è visibile da vicino la grande tela dell’Incoronazione della Vergine, restaurata in occasione della mostra.

L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese. A cura di Giovanni Sassu e Francesca Cappelletti. Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 14 ottobre 2017- 7 gennaio 2018. Catalogo: Fondazione Ferrara Arte. ISBN 978-88-89793-41-1

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