Due consoles d’applique su disegno di Giocondo Albertolli

Da un cespo d’acanto si dipartono due sostegni mossi, a sezione quadrata, minutamente ornati sulle quattro facce e i quattro spigoli. Si raccordano alle fasce tramite piccole cartelle ornate da foglie di quercia e serrate da coppie di mensole architettoniche. La fascia, nel cui centro è una cartella con la raffigurazione di Leda e il cigno (e nel pandant Danae e la pioggia d’oro), è scandita in riserve ribassate in cui trovano posto racemi dorati su fondo azzurro. Un grembiale di foglie d’acanto completa al centro la fascia che termina posteriormente con due piccole riserve quadrate centrate da rosoni, anch’esse contrappuntate al di sotto da foglie simili a quelle del grembiale.

Numerosi ed evidenti sono in questa coppia di consoles i rimandi al gusto del primo Neoclassicismo milanese di Giocondo Albertolli (1743-1839) noto attraverso le incisioni che compongono i suoi volumi (Ornamenti diversi, 1782; Alcune decorazioni di nobili sale, 1787) e le rare opere certe, eseguite su suo disegno da artigiani milanesi entro la fine dell’ottava decade del Settecento. L’impianto architettonico per proporzioni d’insieme, la ricercatezza compositiva, l’armonizzata ricchezza ornamentale e la cura progettuale del dettaglio, si coniugano in queste opere, con un equilibrio compositivo d’insieme riconoscibile come la sua cifra stilistica.

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Artigiani milanesi su disegno di Giocondo Albertolli. Console d’applique (di una coppia) in legno intagliato, laccato e dorato. Courtesy Guido Bartolozzi Firenze

Uomo meticoloso impiegò, nel corso di una lunga carriera, un ben definito repertorio di elementi ornamentali minuti messi a punto agli esordi della sua carriera e con grande dovizia di immagini illustrati nelle tavole dei suoi volumi a stampa. E’ così che ritornano nelle sue opere dettagli, anche minuti, ma sempre perfettamente definiti. Prendiamo ad esempio il serto di foglie di quercia con ghiande – che compare nelle cartelle di raccordo tra gambe e fasce nei nostri mobili – sovrapponibile in modo palmare alla corona che lega le gambe del celeberrimo sgabello realizzato su suo disegno verso il 1784 per la villa reale di Monza (alcuni esemplari oggi sono presso le Civiche Raccolte d’Arte del Comune di Milano) e visibile alla tavola VI del volume Alcune decorazioni di nobili sale. Le stesse foglie di quercia con le ghiande le ritroviamo in un foglio autografo di Albertolli presso l’Archivio di Stato del Cantone Ticino  di Bellinzona in cui anche compare la cornice ornata su due ordini con nastro e foglie che nei nostri mobili completa superiormente le fasce.

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