Il palazzo in miniatura di Nicolò Grimaldi

Nicolò Grimaldi (1500ca.-1594) Principe di Salerno, Duca di Eboli, Conte di Rapolla, e Signore di Altavilla; appellato “il Monarca” fu il più grande banchiere genovese del secondo Cinquecento. Fu soprattutto finanziatore a tassi d’usura di tutte le guerre di Carlo V e di Filippo II; così potente da essere ritenuto nel 1575 uno dei responsabili della bancarotta della corona spagnola. Nel 1564, all’apice della ricchezza e del prestigio, comincia a pensare ad una dimora degna del suo rango. Occorrono tre anni solo per sbancare il terreno sul quale sorgerà il più grande e monumentale palazzo di Strada Nuova (che diventerà dopo l’unità d’Italia sede del Comune di Genova). Architetti di questo imponente palazzo sono Giovanni e Domenico Ponzello, allievi dell’Alessi che vi lavorano tra il 1572 e il 1579. L’insieme, con paraste bugnate nel primo ordine, lesene doriche nel secondo e mascheroni digrignanti scolpiti da Taddeo Carlone, esce, complice le dimensioni, aggressivo e prepotente come il suo committente.

Presso le Raccolte artistiche del Castello Sforzesco di Milano si conserva uno studiolo che è, con alcune variazioni riguardanti il portale, il modello esatto del corpo centrale del palazzo genovese. E’ un mobile di esecuzione accuratissima e di non grandi dimensioni (lungo 113 centimetri, è alto 58 profondo 46), minuzioso, pieno di cassetti, cassettini, complicazioni e segreti. Sulla placca della serratura del portale è inciso lo stemma del comasco Ulpiano Volpi (1559-1629), arcivescovo di Novara ma soprattutto potente prelato della curia romana sotto Sisto V, Paolo V, Gregorio XV e Urbano VIII. Alla morte, nel marzo del 1629, lo studiolo era presso la sua residenza in palazzo Colonna come testimonia l’inventario dei suoi beni. Al suo interno reliquie e preziosità che l’inventario trascrive con minuzia: “fascetti di scritture”, “un bicchiere di corno indorato e dentro rosso”, “due anelletti con la croce di Malta”, “pietrucce”, “due medaglie d’ottone con il ritratto di Papa Paolo”, “un cartoccetto con dente di cavallo marino”, “un caraffino con dentro dell’olio”, “uno scatolino con sei pietrucce piccole”, “l’immagine di San Carlo e diverse reliquie con cristallo intorno”, “sei immagini della madonna di Loreto in argento, piccole”, “uno scattolino con un poco di Belzuarro” e altro ancora.

Non stupisce il potente prelato possedesse un mobile ricolmo di simili quisquiglie che però, va detto, poco si addicono all’immagine severa e austera della sua effige in un bronzo opera dell’Algardi oggi al Museo Poldi Pezzoli di Milano.

E’ invece difficile capire come questo studiolo a foggia del palazzo del “Monarca”, certo eseguito su commissione del proprietario del palazzo stesso prima del 1593 – anno della vendita per il tracollo finanziario legato alla corona di Spagna – giunse nelle mani del Volpi che non risulta essere stato in relazione col Grimaldi. Va detto che lo stemma dell’arcivescovo inciso sulla placca della serratura fa pensare a un dono; l’incisone, a ben guardarla, ha un carattere ornamentale decisamente posticcio. Ma cosa legò i due uomini? Entrambi ebbero strette relazioni con la corte imperiale spagnola: Grimaldi era stato il banchiere di Filippo II, il prelato nunzio a Madrid all’epoca del successore Filippo III. Clelia Alberici, che per prima studiò questo mobile, ipotizzò un dono dell’imperatore Filippo III al Nunzio apostolico di Papa Paolo V. Ma se così fosse c’è da chiedersi come giunse lo studiolo alla corte di Madrid. E’ Possibile che “il Monarca” lo avesse donato ricolmo di doni a Filippo II in segno di sublime sottomissione. Ipotesi, suggestioni destinare a svaporare prestissimo come la storia stessa di questo palazzo fedele miniatura che è, nella storia del mobile italiano del Cinquecento in cui gli studioli sono palazzi immaginari, un unicum.

Palazzo Grimaldi

Palazzo Grimaldi a Genova, fianco prospiciente il giardino

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