Leonardo Marini e Francesco Bolgiè: il mobile di Stupinigi e un inedito tavolo a console

Il mobile a doppio corpo di “gusto greco”, con bassorilievi bianchi su fondo azzurro come una grande terraglia di Wedgwood, oggi conservato presso il museo della Palazzina di caccia di Stupinigi a Torino, è una delle opere più rilevanti dell’età neoclassica italiana. Oggi sappiamo che quest’opera, dalla storiografia della prima metà del Novecento attribuita a Giuseppe Maria Bonzanigo[1], è invece da restituire al suo concorrente Francesco Bolgiè. Figlio di un intagliatore di carrozze di origini milanesi fu giovanissimo inviato a perfezionatosi a Parigi – dove la sua presenza è documentata in uno scambio di lettere tra il ministro Raiberti e l’ambasciatore piemontese a Parigi Lamarmora tra il dicembre 1769 e febbraio 1770 – e al suo rientro in patria, dopo aver dato “Distinti saggi di singolare abilità”, ammesso nel febbraio 1775 al servizio della corte di Vittorio Amedeo con il titolo di “Reggio scultore”[2].

Secondo un documento trascritto e pubblicato da Giancarlo Ferraris[3] – ma ritrovato da Edy Baccheschi nel 1989[4] -, nel 1805 “Une Bibliotheque faisant aussi serre papier ornèe richement en sculpture de bois naturel du sculpeteur Bolgiè”, che corrisponde al mobile in questione, si trovava nel “Cabinet Pentagone peint en architetture” della palazzina di Stupinigi. Il redattore dell’inventario è …. Dunque persona bene informata dei fatti, oggi non smentibile in assenza di documenti. Di contro va detto che nulla di simile a questo particolarissimo mobile viene descritto nei dettagliati conti della corte sabauda intestati a Francesco Bolgiè (e a Bonzanigo) a partire dal 1777. Ma tra “recapiti”, “liste” e conti delle diverse tesorerie trascritti da Ferraris non tutto torna, e sono numerose le opere oggi note che non trovano riscontro nei documenti.

L1004670Bisogna inoltre chiedersi, e anche in questo caso i documenti non aiutano, chi ne sia stato il progettista; se insomma il mobile eseguito da Bolgiè, sia invenzione di uno degli architetti e decoratori attivi per la corte sabauda come Leonardo Marini, Giuseppe Battista Piacenza e Carlo Rondoni. In alcuni conti infatti il nome di Bolgiè si accompagna alternativamente a quello dei tre decoratori che gli forniscono disegni ad-hoc. Capita però, come ad esempio in un conto dell’aprile 1777, che lo scultore dichiari di aver disegnato “in piccolo e in grande” e poi intagliato una tavola ovale “da parata per la regina”[5]. Mobile non identificato ma, dalla descrizione che ne fa il suo autore, lavoro non di poco conto con fregi alla greca, vasi, foglie d’alloro, fiori, festoni.

Osservando questa particolare opera che ha attratto la nostra attenzione, non è difficile ravvisare elementi stilistici circostanziati riferibili all’opera grafica di Leonardo Marini, uno dei decoratori attivi per la corte di Vittorio Amedeo di Savoia. Costumista del teatro di corte, dal 1782 fu anche “Disegnatore ordinario della Camera e del Gabinetto del Re”. Presso la Biblioteca Reale di Torino si conserva un album[6], comprendente quattrocentonove fogli con invenzioni di decorazioni, suppellettili e Mobili “inventati e in gran parte eseguiti da Leonardo Marini […]” per la corte e per la nobiltà a lei più prossima tra il 1782 e il 1799. Osservando questi fogli, tutti inediti e inspiegabilmente mai studiati dagli storici del mobile piemontese, si rimane affascinati della sua abilità di decoratore, dallo spessore artistico del suo gusto peculiare: sbrigliato, a tratti capriccioso e stravagante, sempre ben informato del gusto Louis XVI e non ignaro di quello romano di Giovanni Battista Piranesi. Più che un decoratore Marini è uomo di teatro, come testimonia il suo impegno trentennale di costumista per il teatro di corte al fianco dei grandi scenografi della famiglia Galliari. Assieme all’album di decorazioni che a noi interessa la Biblioteca Reale di Torino ne conserva altri sedici di costumi: summa della storia del costume teatrale italiano del Settecento[7].

Pur nell’assenza di un progetto d’insieme direttamente ricollegabile al grande mobile a Stupinigi, un confronto con l’ingegnoso progetto “apribile” di armadio con biblioteca e pregadio per il “principe di Piemonte a Moncalieri” (foglio 43), lascia pochi dubbi sul fatto che proprio Marini ne sia stato il progettista.

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Leonardo Marini, studio di decorazione a grottesche per il “gabinetto della marchesa Cassini”, 1780 ca. Torino, Biblioteca Reale

Numerosi i disegni che convincono con immediatezza di come spetti a Marini anche l’invenzione della ricca ornamentazione. Eloquente è il confronto tra le grottesche delle ante superiori centrate da edicole con personaggi mitologici (Apollo e la Poesia), con quanto si vede negli studi ornamentali di Marini per il “gabinetto [della] marchesa Cassini” (fogli 148 e 325), quelli dei sopraporta per il “marchese d’Ormea” e il “conte Bria” (foglio 223). Vi ritroviamo bianche grottesche affollate da figure mitologiche e camei, chimere, serpenti e uccelli, fiori e festoni; putti festosi abitano racemi ariosi. La sua passione per le decorazioni in bassorilievo alla stregua della porcellana di Wedgwood, fa di queste grottesche insiemi gradevoli e mai inquieti che Marini impiega non solo per i mobili ma per la decorazione di volte (foglio 303) e interi ambienti (foglio 68).

Spiccano tra queste carte anche alcuni capolavori, come ad esempio il paravento “a 6 fogli ornato di sculture e pittura a fondo d’oro eseguito per il Re a Moncalieri” (foglio 280) – oggi presso il Palazzo reale di Torino – disegnato da Marini ed eseguito da Francesco Bolgiè entro il giugno del 1783[8].

 

 

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Francesco Bolgiè su disegni di Leonardo Marini, Console in legno intagliato e laccato, 1780 ca. Collezione privata

In una collezione privata è oggi conservato un tavolo a console che rappresenta, assieme al mobile a Stupinigi, un’altra preziosa testimonianza di questo incontro artistico tra questa peculiare figura di costumista-disegnatore di arredi e l’abile scultore in legno Francesco Bolgiè. Anche questo tavolo finemente scolpito nel legno si finge una creazione della fabbrica di Sir Josiah Wedgwood con rilievi dipinti in bianco sul fondo azzurro.

Al centro della fascia frontale sta una figura femminile sdraiata e drappeggiata all’antica che regge una colomba nella mano sinistra mentre gioca con un putto. La figurazione ha un che di Arcadico alla Van Loo. Attorno ad essa si dispone la decorazione costituita da simmetrici racemi abitati da putti, uccelli (anche nidi e nidiate) aquile che tengono nel becco serpenti.

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Leonardo Marini, Studio di fregio. Torino, Biblioteca Reale

Tutto questo immaginario trova riscontro preciso in numerosi disegni di fregi nell’album della Biblioteca Reale. In due (fogli 348,349) di questi, proprio come negli intagli sulle fasce, putti fanno l’altalena su girali di foglie d’acanto. Sono invenzioni di una grazia non comune nelle cose piemontesi che un Bolgiè in stato di grazia sembra quasi divertirsi a scolpire. Lontani appaiono i mobili appesantiti da una fitta decorazione compilatoria e retorica che lo stesso scolpirà per la corte verso il 1789 su disegni di Giovanni Battista Piacenza[9].

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Leonardo Marini, Studio di console, 1780ca. Torino, Biblioteca Reale

Anche per quanto riguarda il disegno delle quattro eleganti gambe Bolgiè sembra seguire idee di Marini come si vede confrontandone l’impianto dal corpo cilindrico e scanalato completato superiormente da un vaso poggiate su un grande dado, con uno schizzo nell’album Marini (foglio 361) per la gamba di una “Tavola della camera di Compagnia”. Va segnalata la vicinanza di queste gambe a quelle della celebre console per Stupinigi di Giuseppe Maria Bonzanigo in cui ricorrono dadi – decorati da camei bianchi su fondo azzurro – su cui poggiano vasi. L’idea di collocare nelle facciate di questi dadi piccole teste bianche su fondo azzurro in bassorilievo deriva anch’essa da Marini, come si vede nel foglio 379 per la decorazione di un “medaglione a fondo azzurro” con “rilievo di teste bianche di imperatori”. Qui Bolgiè intaglia, con finissime sgorbie da microintaglio, dieci testine allegoriche delle stagioni (l’Estate, la Primavera, l’Autunno e l’Inverno), mitologiche (si riconoscono con sicurezza la Notte e l’Aurora); di queste la più suggestiva è però quella dell’attore con una maschera a tre facce che, si potrebbe fantasticare, fu suggerita a Bolgiè dall’uomo di teatro Marini. Le stagioni e il Sole, la Notte, l’Aurora e l’Iride Marini le inserisce, come si legge in un circostanziato appunto di suo pugno, nello studio della complessa decorazione di una volta che prevede anche i dodici segni dello zodiaco con ornati “in campi azzurro e d’oro e figure bianche”(foglio ???).

Tra gli intagli del mobile a Stupinigi e quelli della console si colgono anche, ad una osservazione attenta, quelle morelliane “maniere abituali” e “materiali piccolezze” che sono la “firma” delle sgorbie del medesimo intagliatore. Ciò che ancora accomuna i due mobili, ma qui corre l’obbligo di essere prudenti in mancanza di documenti, dovrebbe essere anche una certa prossimità cronologica. Rimane però ad oggi impossibile fissare una data di esecuzione precisa. Bisognerà dunque accontentarsi di porre la loro esecuzione nel corso dell’ottava decade del Settecento. Si ricorderà che il paravento su disegno di Marini, oggi a Palazzo Reale, fu pagato a Bolgiè nel giugno 1783. Per il mobile a Stupinigi Edy Baccheschi ha suggerito[10], con un ragionamento di buonsenso, una data prossima e comunque non successiva al 1789, anno del matrimonio tra Vittorio Emanuele duca d’Aosta e Maria Teresa d’Asburgo ma soprattutto annus orribilis che vide, con la Rivoluzione in Francia, la fine anche a Torino dalle spensieratezze ancien regime.

Se il mobile a Stupinigi fu di certo eseguito per la corte, la console oggi in collezione privata potrebbe anche essere una commessa per un committente privato tra quelli i cui nomi ricorrono sui disegni di Marini: Turinetti di Pirero, Ferrero d’Ormea, Tana, Graneri, Falletti di Barolo, il marchese Gozzani di Treville il gioielliere di corte Filippo Colla.

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Leonardo Marini, studio di fregio, 1780 ca. Torino, Biblioteca Reale

[1] V. Viale (a cura di), Mostra del Barocco Piemontese, 1963, Vol III, Tavv. 236-237. Per la bibliografia completa di mobile si veda: R. Antonetto, Il mobile piemontese nel Settecento, Torino, 2010, Vol.1, p. 387 [2] G. Ferraris, Giuseppe Maria Bonzanigo e la scultura decorativa in legno a Torino nel periodo neoclassico (1770-1830), 1991, p. 92 [3] G.Ferraris, Op.cit., p. 113 [4] E.Baccheschi, Bonzanigo mobiliere alla corte sabauda. In: Giuseppe Maria Bonzanigo. Intaglio minuto e grande decorazione, Mostra a cura di C.Bertolotto e V.Villani, Asti, 1989, p. 136 [5] G.Ferraris, Op.cit., p. 92 [6] L. Marini, Studi diversi di decorazione inventati, disegnati, ed in gran parte eseguiti di Leonardo Marini Disegnatore nel Gabinetto del Ré di Sardegna, Pittore, e Professore della Reale Accademia delle Belle Arti. Torino, Biblioteca Reale, Manoscritti, Varia, 218 [7] V.Viale (a cura di), Op.cit., Vol.I, Scenografia p. 41 e sgg. [8] Il documento si trova in: G.Ferraris, Op.cit., p. 94 [9] Si vedono in: R. Antonetto, Op.cit., p. 382 e sgg. [10] E.Baccheschi, Op.cit., p. 136

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