Una lettera di Giocondo Albertolli al fratello Grato

E’ l’8 dicembre del 1779. Giocondo dalla casa di Milano non distante dalla chiesa di San Marco, scrive al “Carissimo fratello” Grato, “Reggio stuccatore”, che ormai  dal 1774 risiede stabilmente a Firenze quale responsabile per le realizzazioni delle sue decorazioni al Poggio Imperiale, agli Uffizi e a Palazzo Pitti.
In quel tempo gli scambi di disegni e  chiarimenti  tra i due devono essere continui, ma nulla di quell’andare e venire  di carte si conserva. Giocondo è uomo estremamente puntuale, metodico, un gran  pignolo: controlla ogni aspetto del lavoro della propria squadra e vuole essere certo che le sue idee non vengano sciupate in fase di realizzazione. Ha fama di uomo affidabile; non può deludere ne il Granduca Pietro Leopoldo, per il quale Grato e i suoi uomini lavorano a Firenze,  ne il fratello di quest’ultimo Ferdinando per il quale sopraintende personalmente i lavori a Milano in accordo con Giuseppe Piermarini.

lettera
E’ un periodo di lavoro assai intenso. Giocondo è impegnato non solo come decoratore ufficiale degli Asburgo in Italia, ma anche in importanti cantieri  legati all’entourage della corte (Casnedi, Anguissola, Belgiojoso, Greppi). Come se ciò non bastasse, da tre anni è professore di Ornato presso l’accademia di Brera.  A latere di tutto ciò la sua corrispondenza oggi nota ce lo mostra indaffarato in una fitta rete di traffici che ne fanno un fondamentale  snodo del commercio di libri, stampe, opere d’arte e arredi di assoluta importanza per la diffusione del gusto neoclassico non solo nel Nord Italia ma anche in alcune importanti città nel Nord Europa e persino in Russia.

In questo caso la ragione della lettera non riguarda un affare, piuttosto una gentilezza nei riguardi del “Regio architetto” Giuseppe Piermarini.  L’amico  – e anche protettore – ha acquistato una porcellana presso la fabbrica di Doccia del marchese Ginori e conta di pagarla e  riceverla  attraverso i ben oliati canali commerciali degli Albertolli.  Un certo signor “Del Moro”, si lamenta Giocondo in queste righe,   s’era incaricato di portare “la porcellana” sino a Bologna dove egli si era recato alcuni giorni prima. Per una “tardanza” di costui, Giocondo era ripartito a mani vuote senza quanto l’amico Piermarini attendeva. Ecco che tornato a Milano prende carta e penna per scrivere a Grato raccomandandosi affinché provveda in qualsiasi modo a pagarla e a mandarla attraverso persona fidata al più presto a Milano.

La spedizione di queste righe è utile anche per mandare al fratello, che deve essere al corrente di tutte le novità che riguardano il lavoro del clan famigliare, una  prova di stampa “della stanza fatta in casa Casnedi”.  Va detto, a questo punto, che Giocondo verga  queste righe con la sua minuta calligrafia al verso della stampa in questione che, adeguatamente ripiegata con il recto impresso all’interno, fu sigillata e spedita a Firenze.

Giocondo  è  estremamente affettuoso con Grato che saluta inviandogli caramente “mille saluti” e anche abbraccia con la speranza di vederlo presto.  Al momento però si scusa per essere sbrigativo, di fretta, “pieno al solito di occupazioni”.  Con incuranza  gli comunica una novità: “S.A.R. mi à ordinato lavori per Monza”.  Apprendiamo così che l’incarico per le decorazioni della villa che su disegno di Giuseppe Piermarini si andava costruendo presso  Monza,  fu del dicembre 1779.  La lettera testimonia poi  come le incisioni delle sue “stanze”, che compariranno in volumi solo nel 1782 e nel 1787, venissero realizzate – e dunque circolassero tra gli addetti ai lavori – subito dopo il completamento delle stesse, molti anni prima di essere raccolte nei due celeberrimi volumi.

© Riproduzione riservata

Comments are closed.