Uno stipo cinquecentesco

Una delle prime tipologie di arredi alle origini della storia del mobile fu quella dello studiolo – stipo o monetiere secondo una terminologia al tempo ancora incerta. Il più antico mobile di questo genere oggi noto è il Non Plus Ultra Cabinet del Victoria & Albert Museum di Londra. Dono all’imperatore Carlo V è opera con tarsie non distanti dai modi di fra Domenico da Bergamo (1487ca. – 1549) databile non molto dopo il 1530.   Sarà tuttavia dopo la metà del Secolo che questo nuovo genere di mobili acquisterà le forme di facciate di palazzi. L’opera più celebre è il grande stipo che Flaminio Boulanger (? – 1584) eseguì tra il 1578 e l’anno successivo per il cardinal Alessandro Farnese.  Mobile a foggia di palazzo romano dalla possente architettura ad ordini sovrapposti centrata da un grande arco trionfale in cui trova posto una cartella con le Armi del committente. Realizzato per accogliere le collezioni di antichità bronzi e medaglie del cardinale, è oggi conservato al Musée National del la Renaissance a Ecouen. Rimane una traccia progettuale di quest’opera in due disegni. Il primo è un foglio di Giovanni Colonna da Tivoli conservato in un codice di disegni di architettura romani presso la Biblioteca Nacional di Madrid dove, assieme a schizzi di altari, cornici e decorazioni, compaiono studi del fronte di uno studiolo simile a quello di Ecouen accompagnati dalla scritta “flaminjo franzese”. Il secondo foglio, conservato assieme all’inventario della collezione Farnese redatto nel 1588 da Fulvio Orsini presso presso l’Archivio di Stato di Napoli, rappresenta forse una prima idea del mobile oggi noto.

Stipo a foggia di palazzo

Stipo a foggia di facciata di palazzo.  Centro Italia (?), ultimo quarto del XVI Secolo. Collezione privata

Sul modello di questa monumentale invenzione romana della cerchia michelangiolesca si colloca lo stipo di cui si scrive, la cui facciata di piccolo palazzo improntata all’ordine Dorico è incassata in una scatola appena arricchita esternamente da sottili cornici modanate. Anche in questo caso siamo in presenza dell’opera di un ebanista francese, come si evince chiaramente dalla ricercata tecnica esecutiva, probabilmente attivo in un centro minore dell’Italia centrale nell’ultimo quarto del ‘500. L’impianto architettonico è scandito da semicolonne Doriche binate su cui poggia l’architrave – minutamente ornata da triglifi, panoplie militari e rosoni – sormontata da grandi mensole fuori scala che reggono il coronamento con timpano spezzato – al centro del quale trova spazio una medaglia con profilo retta da teste di cani e antemioni di gusto archeologico – e agli angoli due vasi fiammeggianti.  Le riserve tra le colonne del primo ordine e le mensole del secondo presentano ornati fitomorfi che, in quelle dell’ordine inferiore, rivelano allo sguardo attento antropomorfismi grotteschi. Al centro del primo ordine è il portale dal forte bugnato con al centro una conchiglia. Al centro del secondo ordine è una riserva ovale aggettante decorata da una cartella, incorniciata da serti fogliacei, che originariamente recava, come nel mobile Farnese, lo stemma del committente. Purtroppo questo dettaglio, che sarebbe stato di grande utilità per inquadrare il mobile con più precisone, fu rimosso anticamente in occasione di un passaggio di proprietà come le grossolane sgorbiature ancora oggi visibili testimoniano.

Tutta questa fantasiosa architettura cela ingegnosamente un gran numero di piccoli cassetti che, a loro volta, nascondono altri contenitori segreti.

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