Mobili e mongolfiere. Agostino Gerli

Suo Maestro fu, all’accademia Clementina di Bologna, Ercole Lelli. Non sappiamo le ragioni per le quali da Milano il ragazzo fu mandato a studiare nel 1759, all’età di quindici anni, a Bologna presso un personaggio per nulla convenzionale quale fu il Lelli: pittore, scultore, anatomista, incisore della zecca di Bologna, ma anche responsabile della “Galleria delle statue” dell’accademia per volere di Papa Benedetto XIV, restauratore nel 1756 della fontana del Nettuno di Giambologna. Dovette rimanervi sino al 1764 quando partì alla volta di Parigi, in qualità di compagnon sculpteur  nella bottega di Honoré Guibert, uno dei protagonisti della decorazione parigina dell’epoca di Luigi XVI, attiva al fianco dell’architetto  J.A.Gabriel al Petit Trianon di Versailles. Qui disegna, scolpisce in legno e modella in gesso decorazioni e ornati; vede da vicino la mobilia che i migliori ebanisti andavano consegnando alla Garde meuble, ciò che si vende presso i migliori mercanti parigini. E arriviamo al 1769 quando Agostino, che ha ormai venticinque anni e una solida formazione, rientra a Milano dove è, a pieno titolo, il decoratore più informato del gusto parigino. Molti furono da subito i suoi committenti presso la società più alla moda, smaniosa di sfoggiare decorazioni e mobili all’ultima moda di Parigi.  Realizza cose in stucco e legno che purtroppo non possono durare eterne; poi la guerra nel 1943 ha cancellato quasi tutto. Un’idea esatta del suo lavoro di quegli anni la si può avere nell’imponente palazzo Cusani in via Brera, dove ancora si conservano alcuni ambienti con stucchi e arredi fissi che sono tra le migliori cose di quel gusto che furono messe in opera in Italia nell’ultimo quarto del XVIII secolo. Insomma godette di un certo successo;  si può dire che almeno sino al 1776-77 fu in città il protagonista della decorazione all’ultima moda. Nemmeno gli mancarono,  com’è ovvio in una società conservatrice e provinciale quale era la Milano del tempo, un buon numero di detrattori. Quando il ricchissimo banchiere Antonio Greppi comprò il palazzo di via Sant’Antonio affidò a Gerli le decorazioni a stucco di alcuni ambienti, che ancora si  conservano, di un fragrante gusto Luigi XVI. Gli commissionò anche alcuni gruppi di sedie e divani finemente intagliati, laccati e dorati che si intonassero agli stucchi. Gerli li disegnò e li fece eseguire da un gruppo di falegnami e intagliatori sotto la sua direzione, mostrandosi così un abile imprenditore. Anche in questo aveva ben imparato a Parigi il modo di lavorare dei grandi atelier. A questi anni dovette risalire la collaborazione con quel giovane ebanista, abilissimo nell’arte del’intarsio ligneo, di nome Giuseppe Maggiolini.  E fu probabilmente Gerli a fornire a questo intarsiatore, ancora alle prese con l’esecuzione di mobili  splendidamente intarsiati ma di obsolete e infelici forme Luigi XV, i primi disegni di mobili di nuovo gusto che lo avrebbero reso celeberrimo. Anche gli fornisce disegni d’ornato per tarsie che Maggiolini replicò un’infinità di volte. A fianco di Agostino in questi anni sono probabilmente attivi due suoi fratelli: Giuseppe e Carlo Giuseppe. Una sorella, Angela, nel 1777 sposa lo scultore Gaetano Callani, celebre a quel tempo per le cariatidi che daranno il nome al grande salone da ballo del palazzo arciducale oggi perduto.

Ma la decorazione e il mobilio, non erano l’unico interesse dal nostro. La natura dell’uomo era quella dell’inventore, dello sperimentatore irrequieto in campi anche distanti l’uno dall’altro. Uno dei suoi impegni di questi anni fu quello di riportare in auge l’antica tecnica dell’encausto che applicò per la decorazione di alcuni ambienti della villa Cusani di Desio ma che scarso seguito dovette avere presso i committenti milanesi.

img606Gli interessi principali di Agostino e anche dei suoi due fratelli, si rivolsero però presto verso qualcosa, per quel tempo, di più scientifico: la costruzione di un pallone aerostatico su modello di quello che i fratelli Montgolfier avevano progettato e realizzato nell’ottobre del 1783. Ancora una volta Agostino è assai attento a quanto avviene in Francia e subito si mette al lavoro, con i suoi fratelli, per progettare e realizzare un pallone che emuli quello francese. Gli occorre però uno sponsor che paghi  le ingenti spese e lo trova in un nobile assai eccentrico, Paolo Andreani (1763-1823) – che diverrà in seguito noto anche per le sue esplorazioni scientifiche in Scozia, sulle Alpi, nella regione dei grandi laghi in Canada, poi a Cuba e alle Antille – Il primo volo, rocambolesco, avvenne nella villa di campagna dell’Andreani il 25 febbraio 1784, dunque nemmeno quattro mesi dopo quello dei Montgolfier.  Il pallone, con i tre fratelli a bordo si alzò per alcune centinaia di metri per poi precipitare,  fortunosamente impigliandosi in un albero che fu provvidenziale per i nostri evitandogli l’impatto col suolo. Il conte Andreani effettuò un secondo volo, dal quale i fratelli Gerli furono esclusi, che ebbe grande eco nella società milanese e non solo.  Al Teatro alla Scala fu festeggiato come un eroe, le cronache del tempo parlano del pallone del “Conte Andreani inclito cittadino”. Sulle gazzette italiane si sprecarono le lodi e i sonetti in onore di questa impresa memorabile; ma di Gerli  e dei suoi fratelli non v’è traccia.  Dell’anno successivo 1785, è una  strampalata  invenzione, vagamente leonardesca, che Agostino renderà nota in una piccola  pubblicazione L’Ermanfibio ossia uomo passeggiatore terrestre a acquatico. Sempre di quell’anno è la pubblicazione, presso Giovan Battista Bodoni a Parma, degli Opuscoli  che descrivono l’impresa della  Mongolfiera – illustrata con minuziose tavole tecniche incise dal fratello Carlo Giuseppe – della riscoperta della tecnica dell’encausto, di un nuovo modo di fare i pavimenti delle case e di altre intraprese architettoniche e ingegneristiche dei tre fratelli.  In questo modo Gerli ristabilì il proprio merito di inventore e realizzatore della mongolfiera del conte Andreani che grande eco aveva avuto due anni prima e passerà alla storia del volo umano.

Nel capitolo dedicato alla decorazione ad encausto egli, per sostenere la bontà delle sue idee sulla decorazione degli interni,  rivolse una violenta critica al gusto ornamentale della corte dell’Arciduca Ferdinando, del Piermarini e del loro decoratore Giocondo Albertolli, professore d’ornato presso l’accademia di Brera. Le decorazioni che si vedono oggi, scrive Gerli, tutte lavorate di fini stucchi a scapito della pittura e della scultura, vere  arti, sono quanto di più falsamente moderno esista, sono una sterile maniera che nulla insegna: cose da “professore d’Arti minori”.  Per Gerli, invece, la decorazione deve basarsi sulla pittura e sulla scultura, sulla loro capacità di evocare la storia, la mitologia. L’ornamentazione è una sobria cornice di queste arti caratterizzata da pochi e ben scelti motivi decorativi ispirati all’antico –  possibilmente dipinti con la tecnica dell’encausto da lui riscoperta -. Le due incisioni che illustrano queste idee mostrano un gusto in anticipo sui tempi di almeno vent’anni, che sarebbe stato inteso e apprezzato dalla generazione di Percier e Fontaine.

Quelle pagine furono un’intemperanza che compromise la sua carriera di decoratore. Non a caso dopo questa data Gerli è, a Milano, attivo come ingegnere, alle prese con progetti per la sistemazione dei fossati acquitrinosi del castello di Milano. Dal 1786 è a Vienna, dove riprese il suo lavoro di decoratore; come sempre intemperante suggerì all’Imperatore di demolire il vecchio Palazzo Reale di Vienna – che egli reputava “meschino” – e di costruirne uno nuovo. Progettò un canale navigabile e poi, in veste di urbanista, propose di demolire le vecchie mura della città affinché questa potesse espandersi. Tutte queste iperboliche idee le apprendiamo dalla Lettera al Signor Callani concernente vari progetti sopra la città di Vienna che Gerli diede alle stampe nel 1787.  Forse a Vienna lo presero per uno di quegli avventurieri, un po’ fenomeni da baraccone, che giravano l’Europa delle corti  proponendo ai sovrani invenzioni mirabolanti.

Come andò lo si evince dal fatto che nel 1788 lo ritroviamo a Milano. La decorazione e il mobilio sembrano non rientrare più nei suoi interessi. Si occupa di problemi legati alla pavimentazione delle strade di Porta romana e Porta Ludovica, di migliorare i sistemi di taglio dei marmi presso le cave lombarde e del trasporto dei marmi stessi in città attraverso i Navigli. Progetta e realizza, tra le altre, invenzioni un po’ strampalate:  il “corno serpentino” – strumento musicale destinato ad un corpo militare – e una scala per spegnere incendi. Si dovette dedicare anche a studi di archeologia. Abitava in contrada di Ponte vetero, dove aveva casa e bottega. Bottega di che? Verso i primi dell’Ottocento sembra fosse un mercante d’arte, soprattutto di antichità. Fornisce busti romani e opere d’arte al marchese Ala Ponzone di Cremona. Nel 1815 pubblicò una plaquette sui Capitelli nel Tempio di San Pietro e nel 1817 identificò alcune colonne romane nella chiesa di San Lorenzo. Anche su questo argomento diede alle stampe un libricino.

Personaggio stravagante, Agostino Gerli, forse anche spigoloso e un poco sopra le righe per la piccola Milano del tempo. Negli Opuscoli si dimostra un fine illuminista, come tale spirito inquieto. Come inventore fu certamente affascinato da Leonardo da Vinci, di cui il fratello Carlo Giuseppe incise e pubblicò nel 1784, sotto la sua guida, numerosi disegni del codice Atlantico. Quel poco che sappiamo delle sue imprese fu probabilmente una minima parte di un’attività nel suo insieme oggi difficilmente ricostruibile, anche poco inquadrabile, svolta nel corso di un’esistenza non breve.

Del suo essere decoratore e disegnatore di mobili rimangono,  oltre agli ambienti di cui si è detto, alcuni disegni tra le carte di Giuseppe Maggiolini e in un album che egli collazionò in tarda età riunendovi carte degli anni parigini oggi presso la Biblioteca Ambrosiana.  Quelli tra le carte di  Giuseppe Maggiolini, tra i più belli dell’intero Fondo,  ce lo mostrano uno dei migliori disegnatori di mobili del Neoclassicismo europeo. Morirà a Milano nel 1821, a 77 anni, totalmente dimenticato anche dall’ambiente Accademico braidense dove ancora  imperava il suo acerrimo rivale Giocondo Albertolli.

Bibliografia:

A.Gerli, Opuscoli, Parma, Stamperia Reale, 1785. Ad vocem, Dizionario Biografico degli italiani. E. Baccheschi, Un decoratore italiano «compagnon sculpteur» di Honoré Guibert:disegni di Agostino Gerli, In: “Antologia di Belle Arti”, nn. 35-38, Torino, 1990. G.Beretti, La magnificenza del Banchiere, Milano, In Limine, 2005.  G.Beretti, Il Mobile dei Lumi, Milano, In limine, 2010

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